I vini italiani da tavola oggi provengono da sole uve autorizzate, ma non necessitano di particolari concessioni per la produzione; solitamente si tratta dei vini da tavola "economici", di qualità decisamente popolare e quindi accessibile. Questi vini hanno il vincolo di portare un'etichetta "Vino da tavola" con al massimo il nome o la ragione sociale dell'azienda vinicola che ha imbottigliato il vino; a scelta del produttore possono essere riportate l'indicazione del colore del vino, ma non i vitigni utilizzati o l'anno di produzione. C'è da dire che oggi, con le attuali tecniche di produzione, il termine vino da tavola non è sempre sinonimo di "modesta" qualità ma solo di non appartenenza ad alcuna categoria di produzione. Esistono dunque vini italiani da tavola di grande qualità e prestigio.
L'acronimo DOC caratterizza la denominazione di origine controllata dei vini italiani in relazione una zona viticola particolarmente adatta alla produzione; esso viene utilizzato per designare un prodotto di qualità, pregiato e famoso, le cui caratteristiche sono strettamente legate all'ambiente ed ai fattori umani. La categoria dei vini italiani DOC comprende i vini prodotti in determinate zone italiane nel rispetto di uno specifico dogma di produzione (definito in un decreto del ministero). Questo genere di vini, prima di essere messi in vendita, devono essere sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico che documenta il rispetto dei requisiti previsti dal canone DOC; il mancato rispetto di queste caratteristiche ne impedisce la commercializzazione con la dicitura DOC. Il primo vino italiano in assoluto ad avere il riconoscimento DOC, è stato il vino Marsala con il decreto legge del 12 luglio 1963, n. 930. Dopo di esso anche numerosi vini siciliani.
Per IGT dei vini italiani si intende il nome geografico di una zona per designare il prodotto che ne proviene. Sono così classificabili i vini da tavola prodotti in particolari regioni o aree geografiche (che vengono autorizzate per legge); tra le informazione in bottiglia possono essere riportate l'indicazione del colore, l'indicazione del o dei vitigni e l'annata di raccolta delle uve. L'acronimo IGT ha la stessa valenza di "Vin de pays" per i solo vini provenienti dalla Valle d'Aosta, e dal termine Landwein per i vini prodotti nella provincia di Bolzano: essi però, sono vini da tavola un tantino più pregiati. Infine esisto vini IGT molto pregiati, che vengono classificati come IGT solo per scelte commerciali.
Nei vini DOCG sono compresi quelli prodotti in determinate zone geografiche nel rispetto di specifici canoni di produzione. Le DOCG sono riservate ai vini già appartenenti al disciplinare DOC da almeno cinque anni che siano ritenuti di elevata qualità, in relazione alle proprietà qualitative sia visibili che nascoste, rispetto alla media di quelle degli analoghi vini così classificati, per effetto dell'incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e anche storici, alla base poi della loro commercializzazione. Questi vini italiani, prima di essere venduti, devono essere analizzati esottoposti ad un esame organolettico che valida il rispetto dei requisiti previsti dal DOCG; l'esame organolettico inoltre deve essere fatto più volte, soprattutto nella fase dell'imbottigliamento, per i vini DOCG è infine prevista anche un'analisi sensoriale (assaggio) eseguita da un'apposita giuria stabilita.
I vini italiani DOCG possono anche caratterizzarsi delle etichette "Classico", "Riserva" o "Superiore". La prima indica un vino prodotto in una zona di origine più antica nell'ambito della stessa DOCG o DOC. La seconda è attribuita ai vini che vengono sottoposti ad un periodo di invecchiamento longevo rispetto a quello previsto dal canone DOCG. La dicitura "Superiore" è attribuita ai vini che hanno una gradazione alcolica maggiore.